Vaccaria

di Angelo Beolco detto Ruzante

Bel Teatro, Padova
In collaborazione col Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni” diretto da Luca De Fusco e con la Scuola per attori del Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa.

Regia di Gianfranco De bosio

Riduzione di Gianfranco De Bosio dai testi di Ludovico Zorzi, con la collaborazione di Lorena Sampietro

Contesto storico

La Vaccaria è una delle opere della terza fase scrittoria del Ruzante. Si sottolinea la differenza sociale dei personaggi, e si riflette dell’uso contrapposto della lingua e del dialetto: solo i servi parlano in padovano, gli altri sono di più elevata condizione e quindi si esprimono in italiano letterario.

Databile al 1533, è una rielaborazione della commedia plautina Asinaria (“La commedia degli asini”).

Locandina

Collaborazione artistica: Roberto Innocente

ADATT. TRAD. Riduzione di Gianfranco De Bosio dai testi di Ludovico Zorzi, con la collaborazione di Lorena Sampietro

DEBUTTO Castello degli Ezzelini, Bassano del Grappa, 31 agosto 2002

TOURNÉE Lo spettacolo si è fermato dopo pochissime repliche

PRODUZIONE Bel Teatro, Padova, in collaborazione col Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni” diretto da Luca De Fusco e con la Scuola per attori del Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa.

PERSONAGGI E INTERPRETI Spirito Folletto (Giorgio Sangati); Truffo (Simone Toni); Placido (Roberto Innocente); Flavio (Francesco Vitale); Celega (Chiara Stoppa); Forbino (Giorgio Sangati); Vezzo (Pasquale Di Filippo); Mercante (Damiano Nardin); Fattore (Silvio Comis); Fiorinetta (Chiara Cappello); Loron (Nicola Orofino); Polidoro (Samuele Giovagnini); Notaio (Silvio Comis); Betia (Bruna Laura Filippini); Rospina (Diana Manea); Piolo (Damiano Nardin).
Comparse (Laura Gambarin, Stefano Moretti, Vladimiro Russo, Mirko Soldano)

In scena: Tenore (Marco Dainese); Contralto (Veronica Simeoni); Soprano (Marika Marangon); Basso (Matteo Ferrara); Sax (Marco Putinato).

SCENOGRAFIA Roberto Rebaudengo (con la supervisione di Emanuele Luzzati)
Scene realizzate nel Laboratorio del Piccolo Teatro di Milano Teatro d’Europa

COSTUMI Carla Bellinato
COREOGRAFIA Mariolina Giaretta
MUSICHE Stefano Maria Ricatti
Musicisti e cantanti del Conservatorio Statale “Buzzolla” di Adria (RO)

DIRETTORE DI SCENA Giovanna Ruth Pegoraro
DIREZIONE TECNICA Jose A. Benavente
ORGANIZZAZIONE Tiziana Grossele, Bruno Lovadina, Rita Borga, Claudio Chiancone.
RECENSIONI
GIO’ ALAIMO, Ruzante, quasi un musical per voci, in «Il Gazzettino», 11 dicembre 2002
CARMELO ALBERTI, «Vaccaria» con genuina vitalità, in «Il Mattino di Padova», 2 settembre 2002
CARLO BERTINELLI, Vaccaria: l’opera di Ruzante che mancava, in «La Difesa del Popolo», 1 settembre 2002
MARIA GRAZIA BOCCI, De Bosio: «”La Vaccaria” è l’attualità di Ruzante», in «Il Gazzettino», 31 agosto 2002
GIAN ANTONIO CIBOTTO, “Vaccaria” e le invenzioni di Plauto, in «Il Gazzettino». 2 settembre 2002
ANDOLINA CORRADO, La Vaccaria parla «pavano», in «Il Mattino di Padova», 31 agosto 2002
MASOLINO D’AMICO, Acrobatici gli attori con Ruzante, in «La Stampa», 2 settembre 2002
De Bosio-Beolco, coppia d’oro, in «L’Arena», 3 settembre 2002
EUGEN GALASSO, La «Vaccaria» tra amore e… soldi, in «Il Mattino di Padova», 10 novembre 2002
CARLO MARIA PENSA, Che divertimento il Ruzante minore, in «Famiglia cristiana», n. 37, 2002
CARLO MARIA PENSA, Vendi vacche, compri donne: Quando Beolco si rifà a Plauto, in «Libero», 11 settembre 2002
ANTONIO STEFANI, Il Ruzante più arguto, in «Il Giornale di Vicenza», 3 settembre 2002
BIBLIOGRAFIA
GIANFRANCO DE BOSIO, EMANUELE LUZZATI (A CURA DI), Vaccaria: Opuscolo dello spettacolo, Padova, Bel Teatro, 2002.

Video

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Intervista a Stefano Maria Ricatti, compositore

I: Come si affronta musicalmente Ruzante?

S.M.R.: «Ho pensato di usare solo voci. Si è pensato di sfruttare la fonetica di questo autore pavano che De Bosio ha scremato e reso quasi contemporaneo. Il fatto di usare solo voci è modo di esaltare al massimo questo tipo di musicalità interna. Mi ha dato carta bianca, e ho inventato un percorso che riesplora la polifonia del ‘500 infarcendola di tutti gli “errori” della musica popolare, quinte parallele, quarte eccedenti (il famoso “diabolus”), per dargli un sapore d’epoca, contaminato, più aspro e pungente, sostenuto in questo dalle quattro voci dei Cantori di Adria che si sono dati con generosità».

I: Come si sviluppa il lavoro?

S.M.R.: «Parte con una situazione informale in cui una ventina di attori e cantori hanno una parte vocale, chi recitante chi cantante, in cui si intravedono le melodie, ma che di fatto diventa un groviglio di suoni, un brodo primordiale che può andare ovunque, come il brusio di una piazza. Nel primo tempo la musica c’è appena, forse solo il “Profumo di Fiorinetta” che gioca sulla parola fiori, e fa immaginare il personaggio prima che si veda e la rende presente quando non c’è più, come un profumo. Nel secondo tempo in cui mancava un secondo finale De Bosio ha scelto di sfiorare quasi il musical. A un certo punto gli attori cominciano a cantarsi le battute non più a dirle, ci si sposta sulla musica, c’è un’orgia di temi, come c’è l’orgia in scena e la parola parlata non ha più senso. Nel finale tutti gli attori cantano e danzano con le coreografie di Mariolina Giaretta, e tornano tutti i ruoli degli attori in scena all’inizio con una situazione quasi pirotecnica, ed entra il suono del “sax” che scompagina tutti i giochi portando la giostra verso una forma di improvvisazione jazz dalle aperture inimmaginabili».

GIO’ ALAIMO, Ruzante, quasi un musical per voci, in «Il Gazzettino», 11 dicembre 2002

Rassegna Stampa

“Vaccaria” e le invenzioni di Plauto
Interpretata sul filo di un ritmo dapprima faticoso, ma poi incalzante, che nel finale ha visto De Bosio lasciare da parte la cadenza ruzantiana per puntare su un gioco scenico appoggiato dalla musica, la “Vaccaria” ha avuto negli attori della compagnia padovana-milanese degli interpreti fedeli entro certi limiti ai personaggi, che hanno incontrato il favore del pubblico prodigo di applausi e di chiamate. Inssomma, un caldo successo, che oltre a De Bosio ha compensato della fatica Roberto Innocente, lo scenografo Rebaudengo, il musicista Stefano Maria Ricatti, ed i solisti del conservatorio statale di musica “Buzzolla” di Adria.

GIAN ANTONIO CIBOTTO, “Vaccaria” e le invenzioni di Plauto, in «Il Gazzettino». 2 settembre 2002

Acrobatici gli attori con Ruzante
Il regista Gianfranco De Bosio, ha coronato al meglio mezzo secolo di frequentazioni di Ruzante, coordinando con brio e inventiva gli andirivieni di una ventina di personaggi. Semplice la scena di Roberto Rebaudengo, due casette di stoffa, quasi dei wigwam, e un mucchietto di attrezzi da lavoro; odierni con qualche mite stravaganza gli abiti di Carla Belliato; argute e orecchiabili le musiche di Stefano Maria Ricatti, anche cantate e ballate da tutti in un finale irresistibile. Eccellente poi il lavoro degli acrobatici attori – molti vengono dalla scuola del Piccolo di Milano – che si fanno sentire anche senza microfoni. Bisogna ricordare almento Simone Toni, Pasquale di Filippo e Mirko Soldano. Due parti (60′ + 75′), molte risate e un vero trionfo.

MASOLINO D’AMICO, Acrobatici gli attori con Ruzante, in «La Stampa», 2 settembre 2002

Il Ruzante più arguto
In occasione dell’anno ruzantiano, fortuna ha voluto che a ripescare dall’oblio il copione – con un intelligente adattamento del testo – abbia ora provveduto Gianfranco De Bosio, da mezzo secolo specialista indiscusso e amorevole missionario dell’opera del Beolco, addestrando assieme al geniale compare di tante avventure dal dopoguerra in qua, lo scenografo Emanuele Luzzati, una balda truppa di ragazze e ragazzi provenienti chi dalla scuola del Piccolo di Milano, chi dall’associazione patavina Bel.Teatro, chi dal conservatorio “Buzzolla” di Adria.

E il risultato, portato sabato al debutto come botto finale dell’OperaEstate bassanese, è stato uno schietto omaggio alla vena più sorridente e arguta del Ruzante, dove s’è rivista con piacere soprattutto quell’impronta felice di De Bosio, orientata alla coralità e al movimento, all’entusiasmo e, se del caso, a una briosa malizia.

Recitato in abiti moderni – simbolicamente eloquenti nelle diverse fogge – sia davanti che dentro che intorno all’ambientazione a casupole di tipica cifra “luzzatiana” realizzata da Roberto Rebaudengo, acceso dalle canzoni d’eco rinascimentale del vicentino Stefano Maria Ricatti, l’allestimento ha dunque trovato nella freschezza e nell’impeto della robusta nidiata di attori il propellente ideale per un andamento – specie nella prima parte – sciolto e spassosamente ritmeto, con un evidente e redditizio senso del “collettivo”.

Simone Toni, Pasquale Di Filippo, Roberto Innocente, Francesco Vitale, Chiara Stoppa, Mirko Soldano, Stefano Moretti, Laura Gambarin, Samuele Giovagnini, Vladimiro Russo, Bruna Laura Filippini, Diana Manea, e tutti gli altri (nel complesso sono ben una ventina di interpreti) hanno insomma animato a dovere il sapiente progetto di De Bosio, meritandosi i cordialissimi consensi tributati loro al Castello degli Ezzelini.

ANTONIO STEFANI, Il Ruzante più arguto, in «Il Giornale di Vicenza», 3 settembre 2002

«Vaccaria» con genuina vitalità
Per lo slancio di un complesso d’attori che non risparmiano le loro energie, Vaccaria acquista una vitalità genuina, che la trasforma in un gioco di sequenze narrative e di trovate, sviluppate per desiderio della regia in direzione del pubblico.

Lo spazio che separa le due case, fragili costruzioni di tela che lasciano scorgere ciò che accade dentro, si prolunga oltre la ribalta, fino al parterre. I protagonisti sconfinano verso gli spettatori, producendo effetti esilaranti con il loro parlato fiorito, ora diretto ora allusivo.

La guida di De Bosio, che si scorge nello splendido equilibrio tra gli aspetti salienti del racconto, la recitazione agile e la valorizzazione del movimento, sospinge i giovani attori verso un esito positivo, premiato da applausi scroscianti.

CARMELO ALBERTI, «Vaccaria» con genuina vitalità, in «Il Mattino di Padova», 2 settembre 2002