LEONARDO CHIAVENTI / PAC LAB* | Nel film d’animazione di Hayao Miyazaki Il castello errante di Howl, il protagonista è un mago che vive in un grande castello dotato della peculiarità di muoversi per sfuggire a un mondo dilaniato da continui conflitti. Howl non vuole essere assoggettato a nessun re: la sua magia deve avere la completa libertà di esprimersi senza nessuna costrizione. La sua vita, però, cambia quando incontra Sophie, una ragazza che un sortilegio ha trasformato in una anziana signora. Con il tempo, Sophie gli insegna la bellezza di accudire ciò a cui tiene di più. Le domande che il film pone sono innumerevoli, ma alcune in particolare hanno un rilievo significativo: quando le scelte che si compiono hanno un peso anche nella vita della propria comunità? Quali sono i confini tra l’operato di un singolo e il ruolo che le sue scelte svolgono nella società? Rimanere in un luogo senza lottare si può considerare una colpa?

Riguardo a questi quesiti, cerca risposte anche lo spettacolo A torto o a ragione, diretto da Giovanni Anfuso, già direttore artistico alcuni anni fa del Teatro stabile di Catania. Lo spettacolo fa parte di un trittico di opere che andranno in scena al Teatro India di Roma, dedicato alla cultura ebraica e all’antisemitismo. Il testo è un riadattamento del dramma Taking Sides di Ronald Harwood e narra la storia del direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler, sottoposto a un’indagine per la sua presunta collaborazione con il partito nazionalsocialista.
L’accusa era quella di non essere fuggito quando Hitler salì al potere, continuando invece a dirigere l’Orchestra Filarmonica di Berlino. Sul palco del teatro, una volta seduti, si intravede un insieme di oggetti – tra vecchi quadri, scatoloni e sculture – che riempiono lo spazio lasciando solo alcune scrivanie in primo piano. Quando le luci si abbassano e lo spettacolo sta per iniziare, si scorge una figura tra le ombre del teatro, distesa su una delle molte sedie. Così l’opera prende vita, e con essa l’intreccio tra i personaggi, portando in scena un’analisi precisa dell’animo umano. Furtwängler non era di certo dotato di poteri magici come Howl, tuttavia in quanto artista, riusciva a creare una sorta di magia con la sua musica. E il fulcro dell’opera è proprio questo: i maghi hanno delle colpe per il fatto di essere rimasti al loro posto quando il mondo in cui vivevano ne aveva? C’è correità nel non fare, nel non opporsi, nel non andar via?

Tra il torto e la ragione, nella storia di Ronald Harwood la verità si nasconde nelle atrocità che gli uomini hanno subito in quel periodo storico. La verità che l’opera trasmette, infatti, non riguarda solamente la comprensione del legame innegabile tra l’arte e la politica. Il testo vuole ricordare anche come la morte, che ha accompagnato quegli anni di guerra, sia l’unica e imprescindibile verità della storia. Come ricorda il personaggio di Simone Toni: “in che modo si può mettere a confronto la musica con l’odore dei corpi bruciati del campo di sterminio di Bergen-Belsen”? Tuttavia, è proprio la musica, intesa come espressione artistica, a sviluppare un filo conduttore attraverso cui ogni personaggio incontra e poi si allontana dalle convinzioni degli altri protagonisti all’ interno spettacolo. Le note prodotte dal giradischi accompagnano il testo, intrecciandosi con la tragedia dell’ Olocausto e con i dialoghi tra un militare, il Maggiore Arnold e Furtwängler. Durante gli interrogatori che si susseguono, la domanda che più spesso incalza il direttore d’orchestra è sempre la stessa: “Perché quando sono arrivati loro al governo non sei fuggito dalla Germania”?

Si potrebbe avvicinare l’ufficio del Maggiore Arnold al salotto letterario della borghesia parigina che Anfuso ha portato in scena in passato con il suo spettacolo Le intellettuali di Molière. In entrambi i luoghi, le convinzioni più ferme decadono, come l’ipocrisia che le circondava, lasciando spazio a una verità che a volte è difficile da ascoltare. Pare quasi di poter considerare un leitmotiv della ricerca del regista, questo disvelamento della verità sottesa alle parvenze sociali.
In questa creazione, una scenografia più essenziale, come quella adottata per l’opera di Molière, avrebbe probabilmente giovato maggiormente alla incarnazione scenica del testo di Harwood. Qui infatti aspetto centrale dell’intero spettacolo è il fatto che la regia scelga una unità spaziale, ambientando tutta la vicenda in un unico luogo, facendone punto di forza concettuale ma anche elemento che induce diverse criticità.
Il linguaggio di azioni e gesti utilizzato all’interno della rappresentazione finisce infatti per risultare poco convincente: si ha infatti l’impressione che le azioni svolte non siano nello spazio più appropriato per esprimere appieno la propria profondità, perdendo così parte della forza evocativa che avrebbe dovuto catturare lo spettatore nella vicenda fin dall’inizio.
La scenografia appare più adeguata a un contesto quasi cinematografico che a una dimensione teatrale, e finisce per circoscrivere eccessivamente i movimenti degli attori. Il personaggio di Liliana Randi (Tamara Zacks) risente maggiormente di queste limitazioni, a differenza invece delle interpretazioni più rotonde di Stefano Santospago (Wilhelm Furtwängler) e Simone Toni (Maggiore Steve Arnold), che regalano momenti di grande intensità all’adattamento.
La loro potenza espressiva, unita alla rilevanza dei temi trattati riesce man mano a creare uno spazio emotivo che, pur con alcune impurità sceniche, finisce per coinvolgere gli spettatori. Lo spettacolo si propone come un interessante monito su un argomento così importante e drammaticamente attuale con i rischi planetari che tutti percepiamo, ovvero quello della grande tragedia della Guerra Mondiale e dell’Olocausto, accompagnando la storia in un dialogo tra le varie sfumature in cui si può declinare il concetto di verità.
A TORTO O A RAGIONE
di Ronald Harwood
regia Giovanni Anfuso
con Stefano Santospago, Simone Toni, Giampiero Cicciò, Liliana Randi, Luigi Nicotra, Roberta Catanese
scene Andrea Taddei
costumi Isabella Rizza
musiche Paolo Daniele
light designer Antonio Rinaldi
foto Antonio Parrinello
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Catania, Teatro Vittorio Emanuele – Messina
Teatro India, Roma | 14 febbraio 2025
* PAC LAB è il progetto ideato da PAC Paneacquaculture in collaborazione con docenti e università italiane per permettere la formazione di nuove generazioni attive nella critica dei linguaggi dell’arte dal vivo. Il gruppo di lavoro di Pac accoglie sul sito le recensioni di questi giovani scrittori seguendone la formazione e il percorso di crescita nella pratica della scrittura critica.
