27/06/2019

“The Confession”, a Genova il teatro… sotto le bombe

The Confession di Wael Qadour, regia di Simone Toni, produzione Teatro Nazionale di Genova (2019)

“The Confession”, il teatro tra disperata sopravvivenza e voglia di fuga.

di Giulia Cassini 
(27 giugno 2019)

Genova – Il teatro di guerra è la mela proibita, lo è stato dalla sua origine ed è proprio questo suo vettore di libertà contro le regole (o sedicenti tali) che lo rende tanto speciale in ogni tempo. I riferimenti possono essere al particolare, ma le questioni che solleva sono universali e parlano di cuori e di teste, di politica, di diritti e di “tranelli contemporanei”. In questo solco si colloca anche “La Confessione” di Wael Qadour che, dopo la prima stesura del 2013, è cresciuto con diverse rielaborazioni e presentazioni. Il debutto però è avvenuto a Beirut nel maggio 2018, con la regia di Abdullah Alkafri. Fino al 6 luglio va in scena al teatro della Piccola Corte di Genova riproponendo la follia dei conflitti bellici, le torture, le vendette, i meccanismi mentali, il ruolo di vittima e quello del carnefice, insieme a tutto quello che gravita intorno.

L’autore sembra chiedersi (e chiedere al pubblico) se si può continuare a fare teatro sotto le bombe, in mezzo alle macerie o alla violenza. Non basta, c’è molto di più: «Come cambia il senso di tutto quello che prima era considerato normale, le stesse categorizzazioni del pensiero o l’indole di una persona»? Può un uomo che non sopporta la vista del sangue diventare spietato e truculento?

L’ambientazione nella periferia siriana ricomprende le vite “dannate” di 5 persone (interpretate da Andreapietro Anselmi, Melania Genna, Aldo Ottobrino, Roberto Serpi, Kabir Tavani): un soldato di leva, un regista teatrale, un ufficiale dell’esercito in pensione, un’attrice e un attore. Tutti rovinati dalla guerra, in bilico tra il desiderio di fuga e la tenace ostinazione di rimanere aggrappati a quanto in qualche modo costruito. Incastonate nello scorrere del linguaggio di tutti i giorni due perle: “La morte e la fanciulla” di Ariel Dorfman e “La conchiglia del contemporaneo” di Mustafā Khalīfa. Anche qui la conchiglia è l’involucro, quello che si cerca di non perdere mai, mentre si lasciano per strada concetti simbolici quali civiltà, diritto umanitario internazionale e comunità.

«Il mio desiderio è quello di offrire un invito alla gente – ha spiegato il drammaturgo Wael Qadour, oggi rifugiato politico in Francia – quello di fronteggiare le proprie paure, di dissentire alle dittature. Le guerre rubano tutto, compresa l’immaginazione. Noi con l’arte abbiamo il compito di restituirla per reinventare un futuro migliore». Sulla stessa linea il regista Simone Toni per cui «Il teatro di guerra non è solo necessario e non è solo sufficiente. Ma è un punto di partenza imprescindibile per far riflettere».

È l’eterno gioco della vita e della rappresentazione, quella che può anche contribuire a cambiare la realtà. Il ritmo è intenso (anche al di là della musica contemporanea o delle note di Schubert), la violenza non chiama “solo” altra violenza e il finale è in crescendo. Tutte le informazioni online.
Giulia Cassini

di Wael Qadour
Versione italiana Daniela Potenza
Regia Simone Toni
Interpreti Andreapietro Anselmi, Melania Genna, Aldo Ottobrino, Roberto Serpi, Kabir Tavani
Produzione Teatro Nazionale di Genova
Genova, Teatro della Corte dal 26 giugno al 6 luglio 2019

Articolo originale

The confession xix